50 anni di Consultori: presidi pubblici da difendere e rilanciare
Oggi i Consultori pubblici familiari compiono 50 anni. La legge istitutiva è datata infatti 29 luglio 1975: una ricorrenza importante per strutture che sono state, e sono, presidi pubblici e che hanno fatto la storia dei diritti e della salute di intere generazioni. Strutture che ora sono sotto attacco: i ripetuti tagli alla sanità ne hanno ridotto infatti drasticamente il numero e il personale sanitario, sociosanitario e amministrativo che ci lavora.
Fin dalla loro creazione, i consultori sono stati caratterizzati da accoglienza, multidisciplinarità, libera scelta, informazione, ma sono stati anche punto di incontro tra istituzioni e volontariato, presidi di emancipazione, di cultura e liberazione femminista, luoghi di presa di coscienza di generazioni di donne giovani e meno giovani, circa il proprio corpo e i propri diritti, anche in riferimento alla delicata fase post-riproduttiva della vita femminile, periodo quest’ultimo, di fatto ignorato dalla medicina generale. Sono stati anche luoghi di incontro tra donne di culture diverse nonché primo luogo di sostegno per le più varie difficoltà familiari.



Daniela Duz, della Segreteria regionale Cgil Fvg, sottolinea infatti «la valenza sociale dei consultori come presidi per la tutela della salute delle donne in tutte le fasi della loro vita, soprattutto per quelle donne che appartengono ai ceti meno abbienti e per le donne migranti. Presidi con accesso libero e sicuro all’interruzione volontaria di gravidanza, nel rispetto del principio di autodeterminazione delle donne, sancita da una legge fortemente voluta dal popolo italiano con un referendum, ma anche strutture fondamentali per l’attuazione di programmi di educazione sessuale ed all’ affettività, da attivarsi nelle scuole, come valido ed efficace strumento culturale di prevenzione alla violenza di genere, nei confronti della quale, abbiamo ormai capito, che la logica punitiva non basta per indebolire ed eliminare la strutturalità dei contesti intrisi di quella cultura patriarcale da cui la violenza di genere trae sostanzioso alimento».



Ma negli anni queste strutture sono state complessivamente depotenziate e messe in discussione. I tagli hanno ridotto il numero dei consultori familiari e il relativo personale, incidendo negativamente sia sull’offerta dei servizi che sulle prestazioni ed ampliando le diseguaglianze territoriali. Proprio per questo motivo bisogna combattere per la loro difesa. A questo proposito Orietta Olivo, segretaria generale della Fp Cgil Fvg, afferma che «i consultori sono stati una conquista per le donne e la loro salute. Luoghi dove parlare di sé, della propria sessualità, dove ricevere consigli e cure durante tutta la propria vita, da ragazza a donna matura. Oggi sono a rischio, perché luoghi di autodeterminazione e presidio di sanità pubblica. Proteggiamoli, non perdiamo diritti conquistati a fatica».



La Legge prevede un consultorio familiare ogni 20mila abitanti, quando invece i numeri reali della proporzione parlano di 1 ogni 32mila, e la maggior parte non dispone di tutte le professionalità previste: psicologi, ginecologi, ostetriche, assistenti sociali, mediatrici e mediatori culturali. Ma i consultori restano una grande risorsa: la sfida oggi è quella di riportarli al loro ruolo originario e rilanciarli come una delle migliori esperienze del servizio sanitario.



Pertanto la Cgil prevede, a difesa dei Consultori, una serie di azioni strategiche, sia a livello nazionale che territoriale, per assicurare in tutto il Paese i livelli assistenziali previsti dalla normativa, inserendo nel Fondo Sanitario Nazionale un finanziamento aggiuntivo e vincolato per i consultori pubblici. Si richiede anche l’implementazione delle assunzioni, per garantire la completezza delle équipe multidisciplinari, percorsi assistenziali e di presa in carico della persona in tutte le varie fasi della vita, offerta gratuita di tutti i metodi contraccettivi e di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse, percorsi di reclutamento mirati per personale non obiettore di coscienza, per garantire il pieno rispetto e la completa applicazione della Legge 194.





