«Fase due dell’emergenza, serve un piano per gli anziani»

Un
aggiornamento completo sull’andamento dei contagi, dei decessi, dei
tamponi, dei controlli effettuati e dei servizi erogati, sulla
condizione degli assistiti sia nelle case di riposo che nell’assistenza
domiciliare, un report sul lavoro delle Usca (Unità  speciali di
continuità  assistenziale, ndr) e la predisposizione di un piano per
affrontare la nuova fase dell’evoluzione dell’epidemia. Sono le
principali richieste che i sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil
hanno presentato all’assessore regionale alla Salute Riccardi nel corso
dell’incontro svoltosi questa settimana per fare il punto sull’impatto
dell’emergenza Covid nell’ambito del sistema socio-sanitario del Friuli
Venezia Giulia.
L’incontro è stato anche l’occasione per ribadire la
richiesta di rivedere l’opzione della nave traghetto come struttura per
l’isolamento degli ospiti delle case di riposo e delle Rsa triestine
contagiati dal virus, che vede i sindacati contrari «non solo in
considerazione dei costi e delle peculiarità  della struttura e dei dubbi
sulle capacità  organizzative della società  assegnataria in materia di
servizi sanitari e assistenziali ““ si legge nella nota allegata,
firmata dai segretari regionali Roberto Treu (Spi-Cgil), Renato
Pizzolitto (Fnp-Cisl) e Magda Gruarin (Uilp-Uil) ““ ma anche dei ritardi
accumulati, incompatibili con l’urgenza di limitare i contagi e i
decessi, conclamata da almeno da un mese ma evidenziata fin da marzo
nelle linee guida dell’Istituto superiore della sanità ». L’assessore,
spiegano ancora i sindacati, «nel manifestare le sue perplessità 
personali, ha declinato ogni responsabilità  politica, ribadendo che si
tratta di una scelta tecnica, motivata con il parere espresso
dall’Azienda sanitaria competente per territorio».
Quanto
al tema centrale dell’incontro, chiesto per fare un punto generale
sulla gestione dell’emergenza, e per avviare un confronto sulle nuove
strategie da mettere in campo in campo socio-assistenziale, «le
organizzazioni sindacali hanno avanzato la richiesta di una profonda
revisione del piano socio sanitario, spostandone il baricentro sul
territorio, così come la necessità  di definire un Piano per l’anziano
che rimetta al centro il riconoscimento della persona e delle sue
fragilità , per una risposta che privilegi la domiciliarità  e
l’assistenza territoriale». Un’esigenza condivisa dall’assessore, «che
si è impegnato ad assumere a breve ““ scrivono i sindacati ““ i primi
provvedimenti a favore dei servizi territoriali e ad aprire un tavolo di
confronto a tutto campo con i sindacati», allarmati anche per la
situazione dell’assistenza domiciliare e per «il ruolo poco incisivo
degli enti locali nel monitoraggio di questo servizio, fondamentale per
migliaia di anziani e non autosufficienti».